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Thursday, 5 January 2017

Gli auto-esclusi

Antefatto. Sono stato investito da un'auto in corsa. A che velocita' andasse non lo so, ma abbastanza veloce da passarmi di lato, toccarmi appena, farmi perdere l'equilibrio, cadere in terra e, crack. Ahia.

Prima nota a margine: non ho l'automobile. Seconda nota a margine: uso la bicicletta, una mountain bike di seconda mano che comprai all'arrivo in Scozia a cui mi sono affezionato e che non cambierei mai. Modificata abbastanza da sentirla "mia" a tutti gli effetti. E' una scelta, prima che ecologica, di salute. Io non amo fare attivita' fisica. Andare in palestra, magari in automobile, e, come un idiota, mettersi sulla ciclette a pedalare, non so a voi, ma a me sembra alquanto stupido. Ho preferito dunque fare una scelta di vita piu' consona a quel che io sono, e, nel caso, pagarne anche le conseguenze. Vento, pioggia, e freddo inclusi.

Qaando ero piccolo
Quando ero piccolo e andavo in chiesa, ricordo che, a catechismo, mi venne spiegata, per la prima volta, l'esistenza di varie religioni. L'islam, l'ebraismo , l'induismo, e le varie confessioni cattoliche. Mi spiegarono quindi che, anche loro avevano delle chiese dove pregare, che avevano i loro giorni sacri e i loro riti. Al che domandai, ingenuamente, come mai non esistesse una chiesa unica in cui tutti i religiosi potessero pregare secondo le loro tradizioni. Che stupido che ero.

Quando diventai piu' grandicello, e conobbi, a Bologna, la comunita' gay del Cassero, mi affezionai ai loro eventi, alle loro serate,  e ad alcuni dei componenti. Mi domandai quindi come mai non fossero palesi per tutti le loro ragioni. E mi domandai anche, ingenuamente, come mai dovesse esistere un posto come quello: esterno, quasi di lato, in cui la comunita' gay poco si integrava con quella etero. Come mai avessero bisogno di rinchiudersi in un posto, ai confini dell'inclusione, ai bordi della societa' dei benpensanti. Che stupido che ero.

Quando ideai gli aperitivi scientifici, sempre in quel di Bologna, mi sembro' una ottima, una splendida idea. A fine aperitivi mi fermavo presso il pub a bere un biccher di vino, chiacchieravo con gli spettatori che mi rivelavano, soddisfatti, come far parte di una elite superiore, quanto fossero gia' appassionati di scienza e quanto fossero ovvie, per loro, le cose di cui avevamo discusso. Parlavo di scienza con scienziati, fra appassionati di scienza. Che stupido che ero.

Contro le piste ciclabili.
Era piu' o meno il 2010 ed io incominciavo ad appassionarmi, seriamente alla bici. La prendevo appena possibile, e, nei periodi estivi, spesso lasciavo la macchina a casa, e mi lanciavo nel tragitto Zola Predosa - Bologna, per poi vedere la faccia stranita dei miei amici. Era tutto un piacere. Ed una botta di salute. Per un piccolo tratto di strada esisteva anche la pista ciclabile che pero', quasi istintivamente, rifiutavo di prendere. Una pista ciclabile magari piccola, intervallata, al lato della strada regala un messaggio chiaro: permettiamo a tutti gli automobilisti di sfrecciare alla velocita' che vogliono, e a voi, un po' sfigatelli che amate andare in bici,  diamo una piccola porzione di strada per pedalare liberi e sereni come degli hippies. Capi' subito che il concetto stesso di pista ciclabile era una fregatura. Le strade dovrebbero essere fatte per tutti, non solo per le automobili.

Relegare i ciclisti al lato, a tratti alterni, e le automobili libere di sfrecciare su strade larghe, significa lanciare il messaggio "non andate in bici, e' insicuro".

Insieme per sensibilizzare
Quando le donne parlano fra donne di cose di donne, escludono gli uomini che non capiscono le donne. Quando gli immigrati stanno fra immigrati parlando di immigrazione, escludono i nativi del posto che non conoscono i loro problemi. Quando i partigiani stanno fra partigiani parlando di resistenza, escludono gli ignoranti storici. Quando i depressi stanno fra depressi parlando di depressione, escludono quelli che vedono la depressione come uno stato d'animo. Quando continuiamo a raccontarcela fra noi, in sostanza, facciamo un cattivo servizio a qualunque causa, seppur buona, noi sosteniamo.

E' per questo che mi ostinero' ancora ad andare in bici sulla strada "normale". Perche' dovrebbe essere "normale" andare in bici. E se nessuno lo fa notare, anche con la sola presenza, beh allora continuiamo a creare gruppi e gruppetti. Inclusi i ciclisti che parlano di ciclismo fra ciclisti.