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Monday, 12 December 2016

Quel falso mito della democrazia

A chi dice che la sinistra e la destra non esistono più, che siamo entrati in un periodo storico in cui contano non più le ideologie ma le politiche, mi permetto di fare cordialmente una pernacchia. Se esiste il capitale, l'economia, il lavoro, e il terzo stato, esiste anche la destra e la sinistra. Punto. Storicamente le politiche a favore del capitale sono state effettuate dalle destre, le politiche a favore del terzo stato sono state effettuate dalle sinistre. La mediazione fra le due istanze non e' un nuovo partito che deve ancora nascere, o che si propone come tale. Esiste già: si chiama democrazia. È l'incontro e la fusione di pareri diversi e contrastanti, e che tende al miglioramento della convivenza nell'entità stato. Quella entità che banalmente e' formata dai cittadini, che e' formalizzata nelle istituzioni, che e' forte della rappresentanza delle varie opinioni, e che cerca di realizzare le migliori condizioni per tutti i coloro che vivono al suo interno.

Perché puntualizzare l'ovvio?
Perché sembra proprio che, in questa fase storica, ce ne siamo un po' tutti dimenticati. La democrazia non e' di certo "il sistema più democratico che ci sia" (cit.), non e' perfetta ma e' perfettibile, ed e', prima che una costituzione e delle leggi, un concetto in divenire a cui noi, tutti noi, siamo chiamati alla sua realizzazione. Se pero' la sinistra fa politiche a favore del capitale, e la destra fa politiche liberali a favore del capitale, questo non vuol dire che non esistono più destra a sinistra, ma soltanto che la sinistra non fa più la sinistra. E se la sinistra non fa più la sinistra, e che è una blanda copia della destra, perché votare a sinistra? Per un sogno? Un'idea? Una speranza? O solo perché i partiti son diventati come squadre di calcio per cui, le tifoserie, scelgono o non scelgono di pagare un biglietto per tifare a favore o contro?

Triste quel paese dove il (finto) maggioritario ha trasformato le due fazioni in pallide controfigure di se stesse.

Ora, io che sono ignorante, che nulla so e tutto devo imparare, ancora non capisco questo concetto del voto. Per esempio quel concetto strano per cui io, da italiano all'estero, possa votare alle elezioni del paese che mi ha dato i natali, di cui ho cittadinanza, ma non possa votare per i politici che faranno le politiche del paese in cui vivo. Prendiamo per esempio la brexit. Il Regno Unito ha scelto di uscire dall'unione europea. Domanda: perché per me, che vivo in questa comunità, che partecipo alla sue finanze, che lavoro, che magari ho anche il progetto di farmi una famiglia, deve essere impedito il voto? Cosa e' la cittadinanza se non, semplicemente, la partecipazione alla vita di una comunità? Che senso ha fare un esame per chiedere di far parte di una comunità quando già ne faccio parte a tutti gli effetti?

Prendiamo il referendum costituzionale.
Cosa so io oggi dell'Italia, effettivamente, se non quello che posso ascoltare dai miei amici italiani e/o dalla lettura dei giornali? Faccio davvero parte della società italiana? Ho davvero diritto di partecipare, col mio voto, alla sua vita? Alle sue decisioni? Perché posso votare per partecipare alla vita di una comunità in cui non vivo, e non posso partecipare alla vita di una comunità in cui vivo?

Mettiamo, per assurdo, che un partito, come un partito xenofobo, proponga delle politiche contro gli immigrati. Nulla da dire. Rappresenta una istanza, e' giusto che abbia diritto di esprimersi, e' giusto che abbia il diritto di chiedere il voto. E allora perché non dovrebbe essere anche giusto per un immigrato, residente, contribuente, esprimersi a favore o contro quelle politiche? Cosa e' la democrazia se non inclusione, rappresentanza, forza di partecipazione? Se la democrazia non e' estendere diritti a chi non li ha, cosa e'?

Siamo animali, bestie. E lo dico in senso letterale. Condividiamo il 98% del nostro patrimonio genetico con le scimmie antropomorfe. Quelle stesse scimmie che, quando vivono in branco, uccidono gli altri loro simili se si avvicinano al loro territorio. Che lottano per accaparrarsi la femmina del gruppo, che escludono i deboli seguendo la banale selezione naturale. Che pero' sono anche capaci di empatia .

La società e le leggi, dunque, nascono proprio per darci delle regole comuni, che rappresentino le nostre idee e che aiutino a vivere tutti nella comunità, o nel branco, dove si e' scelto di vivere. E allora se la sinistra non fa più la sinistra, e la destra non fa più la destra, quali istanze saranno rappresentate? Chi le scriverà le regole? Risposta semplice: i partiti senza identità. Quelli che si richiamano agli istinti primordiali, del branco. Esattamente quelli da cui, creando le società stato, i nostri antenati, i saggi elevati, hanno provato a farci scappare.

Sic transit gloria. Mundi.